Bollo auto storiche: facciamo il punto | RIVS

Dopo un inizio anno a dir poco turbolento per tutti gli amanti delle storiche e in particolare delle youngtimer, la polemica relativa alle agevolazioni fiscali sembra essersi placata. La calma tuttavia, come ha ben dimostrato il recente incontro organizzato dal RIVS a Verona è solo apparente, e all’orizzonte si profilano ulteriori rivoluzioni, su cui al momento possiamo solamente limitarci a fare previsioni.

Prima di guardare al futuro però, è bene fare chiarezza sull’attualità e su alcune situazioni che hanno creato, e creano tuttora, confusione tra gli appassionati. Dopo l’emanazione della Legge di Stabilità 2015 e l’abrogazione dei benefici fiscali per i veicoli tra i venti e i ventinove anni ci sono giunte, infatti, crescenti segnalazioni e richieste di soci, club e appassionati che chiedono come comportarsi: una condizione di incertezza e precarietà, spesso e volentieri creata e alimentata proprio dalle Istituzioni.

Governo Vs Regioni
Cominciamo dal punto più importante: l’azione dello Stato Centrale e in particolare del Governo. L’attivismo di molte amministrazioni regionali nel ripristinare le agevolazioni abolite dalla Legge di stabilità ha portato a due interventi governativi che hanno creato parecchio scompiglio tra gli appassionati: il question time n. 5-04816 di marzo e la Risoluzione Ministeriale n. 4/DF del 1 aprile 2015.

In entrambi i casi il Governo ha ribadito che le regioni non avrebbero il potere di legiferare in merito al ripristino delle agevolazioni. Ma è davvero così? E che valore hanno queste dichiarazioni governative? Ecco, il primo punto da chiarire per tranquillizzare gli appassionati è proprio questo: la risposta data durante il question time e la risoluzione ministeriale non sono né una legge, né una sentenza e dunque non hanno alcun valore legale nell’immediato. Tutt’al più possono essere viste come delle minacce o degli avvertimenti alle regioni che hanno legiferato o che intendono farlo.

Sulla fondatezza giuridica poi ci sarebbe moltissimo da discutere, poiché in esse si citano sentenze e posizioni della Corte Costituzionale che hanno ben poca attinenza con la materia del contendere. Il Governo tira l’acqua al suo mulino e vorrebbe far passare il messaggio che la disciplina della Consulta sul tema sia chiara e univoca, quando  l’unica cosa chiara è che non è affatto così. E del resto come potrebbe esserlo quando i giudici sono a chiamati a dare il proprio parere su un ossimoro giuridico come  il “tributo proprio derivato”? Quindi cari appassionati, state tranquilli: quella risoluzione ad oggi non ha alcun effetto: le normative delle Regioni dove si è intervenuti in materia sono a tutti gli effetti valide.

Piccola nota a margine. Le iniziative governative, come la stessa Legge di Stabilità, non hanno alcun valore nemmeno per le assicurazioni per i veicoli storici. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: le compagnie assicurative sono soggetti privati e possono concedere tariffe agevolate indipendentemente dalla normativa vigente. Gli appassionati, quelli veri, potranno continuare a pagare un premio ridotto proprio come prima.

Il mosaico delle Regioni
Veniamo al dettaglio delle regioni: quali sono quelle che, ad oggi, hanno ripristinato i benefici fiscali in materia? Anche qui la confusione è molta: tra Leggi, Delibere, dichiarazioni di intenti più o meno realizzate e semplici spifferi, c’è da far girare la testa al più attento degli appassionati. Quello che è sicuro è che le norme emanate dalle regioni che hanno legiferato attraverso il proprio Consiglio Regionale - ribadirlo non fa mai male - sono perfettamente valide.  Per un prospetto dettagliato della situazione vi invitiamo a consultare questo documento che terremo sempre aggiornato con le ultime novità.

Permetteteci solo di ricordare tra le varie normative, la scelta liberale di Piemonte e Veneto, regioni che non si sono limitate a ripristinare le agevolazioni, ma che hanno anche operato una apertura a nuovi soggetti certificatori (incluso il RIVS).

Niente di nuovo sul fronte romano?
Forse no, però qualche novità a livello parlamentare è attesa a breve. La disputa con le Regioni sembra aver indotto il Governo ad un ripensamento della decisione presa con la Legge di Stabilità 2015, che sarà rivalutata anche sulla base delle entrate fin qui realizzate, presumibilmente di molto inferiori alle previsioni. Come ampiamente previsto, la Legge, nata teoricamente per limitare il dilagare delle false storiche - e per far cassa, aggiungiamo noi - ha di fatto massacrato il mercato dei veri appassionati, quelli che magari di youngtimer in garage ne tenevano più d’una, e che di fronte alla prospettiva di dover versare altre migliaia di euro per una passione, hanno venduto all’estero o rottamato i propri mezzi, riducendo ulteriormente le entrate per l’erario.

Queste evidenze, insieme alle campagne di sensibilizzazione condotte dal RIVS e da altri soggetti, hanno convinto alcuni parlamentari, i quali, a loro volta, hanno impegnato il Governo a riprendere in mano la legge al giro di boa del 30 giugno. Molto probabilmente sarà questo il momento decisivo che ci consentirà di sapere se le posizioni assunte saranno definitive, o se potremo aspettarci qualcosa di diverso – e migliore – da qui in avanti.

Nei prossimi 40 giorni, dunque, la soglia di attenzione di tutti gli appassionati dovrà rimanere altissima. Il rischio, difatti, è quello di trovarsi davanti dell’ennesima toppa di un complesso di leggi già abbastanza raffazzonato. Una toppa che potrebbe significare qualche privilegio in più per l’ASI, la quale, in barba a qualsiasi principio di libertà, rivendica esplicitamente l’esclusiva di ente certificatore dei veicoli ultraventennali, e questo senza aver mai fatto nemmeno un semplice mea culpa di fronte all’esplicita accusa del governo di aver gestito in maniera completamente errata tali certificazioni, disattendendo per 15 anni (e con intensità crescente) la volontà del legislatore.

Avremo modo di approfondire meglio anche questo punto, ma nel frattempo ci limitiamo a concludere che il 30 giugno non dovrà essere l’ennesima occasione persa per ripristinare i diritti di tutti, e non i privilegi di qualcuno, come accade in Italia da 15 anni a questa parte.

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