Bollo auto ultraventennali: dove osano le Regioni | RIVS

Sono ormai passati più di tre mesi dall’entrata in vigore della famigerata Legge di Stabilità 2015, eppure la polemica per l’abolizione delle agevolazioni per i veicoli di età compresa tra i 20 e i 29 anni di età non accenna a sgonfiarsi. È dell’altro giorno infatti la notizia di una nuova pronuncia del Dipartimento delle Finanze – Ministero dell’Economia - che con la Risoluzione 4/DF del 1 aprile 2015, ha ribadito nuovamente l’opinione dello Stato Centrale per cui le regioni non possono legiferare in materia di tassa automobilistica e che quindi devono tutte indistintamente adattarsi a quanto stabilito dalla Legge di stabilità. 

Quindi? Tutto risolto? Il Ministero ha parlato e l’arcano è stato finalmente risolto? Tutti i veicoli ventennali dovranno pagare il bollo pieno? Ovviamente – e grazie al Cielo, aggiungiamo noi – non è così.

Cominciamo col dire che, sarà per la scarsa condivisione dell’iniziativa del Governo; sarà per le regioni coinvolte; sarà – quasi certamente - per la data della risoluzione, l’opinione del Ministro ha avuto poco risalto finora sui media e ancora meno seguito tra le regioni, molte delle quali, salvo qualche ripensamento dell’ultimo minuto, stanno ancora discutendo proposte di ripristino dell’esenzione. 

Perché? Perché, arrivando al nocciolo della questione e ponendosi la fatidica domanda “Le regioni possono o non possono legiferare in materia?”, vedremo che la risposta, come spesso accade in Italia, non esiste, o quanto meno non è chiara e univoca.

Se da un lato, infatti, esistono alcune pronunce della Corte Costituzionale che sembrano dar ragione al Governo; dall’altro è anche vero che la disciplina è stata sostanzialmente modificata con la legge 42/2009 sul federalismo fiscale. In particolare, secondo tale Norma, alle Regioni è consentito “modificare le aliquote e disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei limiti e secondo i criteri fissati dalla legislazione statale”.
Cosa si intende per “criteri fissati dalla legislazione statale”? Questa è la stessa domanda che si stanno ponendo le Regioni “ribelli” nel tentativo di reintrodurre le agevolazioni e la risposta a questa domanda varia a seconda delle interpretazioni. L’unica cosa da fare sarà attendere un’eventuale impugnativa del Governo e la conseguente pronuncia della Consulta sul tema. Ricordando però, che tale pronuncia varrà solo e soltanto per la Legge sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale.

E nell’attesa? Nell’attesa, le disposizioni regionali sono perfettamente valide e vigenti e lo rimarranno almeno fino a quando lo Stato Centrale non deciderà di impugnarle, pertanto quello che ci sentiamo di suggerire è di usufruire – dove possibile - delle agevolazioni in attesa che lo Stato e le Regioni concludano una zuffa che, per ora, è ancora nelle fase di chi fa la voce più grossa (come leggere altrimenti la Risoluzione Ministeriale?)

Tralasciamo in questa sede ogni ulteriore commento nei confronti dell’azione del Governo, essendoci già ampiamente espressi nel merito della Norma e sulle sue conseguenze negative. Certo, non ci stupisce questa solerzia e questo accanimento nei confronti delle lodevoli iniziative di molte amministrazioni regionali: chi dice (e fa) cose giuste non ha bisogno di alzare la voce. E non è questo il caso. 
Continueremo, tuttavia, a raccogliere le lamentele degli appassionati e a raccogliere storie, dati e informazioni per dimostrare che la scelta fatta con la Legge di Stabilità 2015 è stata non solo inutile, ma perfino deleteria, sia in termini economico-finanziari (l’unico orecchio da cui sembrano sentirci i nostri governanti), sia in termini sociali e culturali. Siamo inguaribili ottimisti e ci piace vedere possibilità e vie d’uscita anche all’interno della confusione più totale.  
 

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